A volte anche i grandi campioni la fanno, come si suol dire, fuori dal vaso.

All’italo cubano Osmany Juantorena è successo a Roma durante la stagione 2011/2012: fu costretto a uscire dal campo tra i fischi, gli insulti e i mortacci tua di tutto il PalaLottomatica.

Il motivo? Una battuta dal basso alla coreana sul match point, in una situazione di netto vantaggio per la sua squadra, la Itas Diatec Trentino, che conduceva 24 a 17.

Quella che, con termini tecnici, si definisce una sboronata.

Il gesto, probabilmente, derivava da un’innocua scommessa coi compagni di squadra e non da un reale desiderio di offendere. Ma non è stato affatto gradito dagli avversari e dai loro sostenitori, che l’hanno percepita come una presa in giro, una mancanza di rispetto.

Prima di raccontare il fatto, ecco qualche riga di contesto. In quegli anni Trentino Volley era un’autentica schiacciasassi. Una macchina da trofei, tra cui due scudetti e tre Champions League di fila.

A leggere il roster di allora c’è da avere paura. Oltre all’italo cubano, il reparto schiacciatori comprendeva i terrificanti bulgari Sokolov e Kaziyski. E poi Stokr e Djuric, oltre a un giovanissimo Pippo Lanza. Senza dimenticare Lele Birarelli al centro, il palleggio brasiliano Raphael, i liberi Bari e Colaci.

Anche Roma allenata da Andrea Giani aveva dalla sua qualche nome importante, come Ivan Zaytsev (che chiuderà la stagione da miglior marcatore del campionato) e Alberto Cisolla. Ma niente a che vedere con la corazzata dolomitica.

Eppure i romani quel giorno si difesero con onore. Dopo aver straperso il primo set (25 a 13) i successivi due parziali furono combattuti alla pari (25-22 e 23-25). Il fattaccio però avvenne nel finale.

Trento è avanti 24 a 17. La partita è praticamente in ghiaccio.

Osmany va in battuta e, dopo aver richiamato l’attenzione dei compagni, si esibisce in una skyball tipo Adrian Carambula. Sul contrattacco la Diatec chiude il match, proprio con una pipe del ventiseienne italo cubano, ma viene subito investita da bordate di fischi.

Il libero Paparoni passa sotto la rete per andare a ringraziare l’avversario del bel gesto e si scatena una mezza zuffa.

L’allenatore Radostin Stoytchev prende le difese del suo giocatore.

«Quella di battere da sotto alto, correre nell’altro campo, ricevere e attaccare, è un “gioco” che fa ad allenamento. Burghstaler (un compagno) lo ha provocando dicendo: “Così è facile. Ma puoi farlo anche in partita?”. E lui lo ha fatto, senza pensare ad offendere nessuno. Non era questa la sua idea».

Tra i più infervorati c’è proprio coach Giani che, a fine partita, non accetta del tutto le “scuse” di Stoytchev.

«Io credo non sia riguardoso nei confronti degli avversari. Ognuno si deve assumere le responsabilità per quello che fa. Siamo tutti grandi abbastanza per capire le cose che facciamo. Anche nei confronti dei compagni di squadra, che non credo siano contenti. Io penso non sia difendibile. Io non lo lascerei fare ai miei giocatori e i miei compagni non lo avrebbero fatto fare a me».

Pacato il commento della tifoseria di casa.

«Hai voluto fa er coatto a Roma.. è come rubà a casa dei ladri».

Qual è la morale della favola? Che c’è una sottile ma profondissima differenza tra essere un fenomeno e fare il fenomeno. Osmany quel giorno lo ha capito. Forse.

Juantorena batte dal basso

La mischia sotto rete a fine partita