Nella fase conclusiva dei Mondiali dedicammo un post a Renan Dal Zotto per denunciare un suo gesto che giudicammo spregevole. Durante il tie break della partita contro la Russia, il coach del Brasile aveva fatto rotolare un pallone in campo per provocare la sospensione di un azione, in una situazione favorevole per gli avversari.

Fummo inoltre contattati dal ragazzo del servizio campo che era stato inizialmente incolpato per il disguido. Era rimasto, comprensibilmente, molto deluso da quel gesto, così come altri appassionati della pallavolo italiana; che tra l’altro, in passato, ebbero l’opportunità di seguire le gesta da giocatore di Renan con le maglie di Parma e Ravenna.

Decidemmo così di scrivere in privato al coach su Instagram, chiedendogli con garbo di porgere le sue scuse per quella situazione spiacevole.

E le scuse, anche se con un po’ di ritardo, sono arrivate. Scritte, peraltro, in un buon italiano (particolare che apprezziamo). Le pubblichiamo integralmente, senza entrare nel merito, con un solo commento: «Nessun rancore, coach. Nemici come prima».


Ciao, penso che tu abbia già notato che non sono molto bravo con l’Instagram. Mi scuso per il ritardo nella mia risposta, ho appena visto questo messaggio. Mi dispiace per quello che è successo alla fine della partita contro la Russia. Mi sono scusato con la TV brasiliana, quella italiana tramite l’amico Andrea Lucchetta, con gli arbitri e presso la Fivb. Vorrei scusarmi pure con questo giovane e con tutti quelli che seguono la pallavolo. Ho l’abitudine di avere sempre la palla in mano, con lei in mano ho finito per buttarla. Al momento ho capito subito l’errore e non ho lasciato la squadra provare a tornare il punto indietro. Poi ho chiesto un time out per tranquillizzare a me e tutta la squadra. Meno male che questo errore non ha interferito nel punto russo e nemmeno nel risultato della partita. Purtroppo quando si è sotto forte stress puo’ capitare di commettere degli errori, mi dispiace.
Vi saluto!
Renan
Renan Dal Zotto Brasile

Un estratto del messaggio di Renan Dal Zotto