La preparazione atletica è quel periodo che fa pentire il pallavolista di essersi lasciato convincere a tornare in palestra per un nuovo anno di Volley.

È un’invenzione del Demonio che si manifesta sotto forma di giri di corsa, tenute isometriche e ripetute di salti sui gradoni. Il tutto reso più simpatico dai 35° all’ombra tipici di un’estate che volge al termine.

Ma la preparazione atletica è anche quel momento in cui si riabbraccia la propria squadra. Si incontrano nuovi e vecchi compagni/compagne. Ed è proprio dal loro approccio alla fatica che si inizia a capire chi si ha di fronte.

Ecco qualche elemento tipico di questa fase della stagione sportiva.


1 – L’infortunato

È quel compagno di squadra che si fa male alla seconda serie di scatti tra fondo campo e i tre metri. Le anime più candide sono portate a pensare: «Che sfiga!». In realtà il tizio ha, molto probabilmente, premeditato tutto con il preciso intento di saltare a piedi pari queste settimane di agonia.

«Coach ho sentito tirare, provo a corricchiare» dice l’infame. Dopo tre minuti di corsetta a 2 km/h, pur col cuore in mano, decide di andarsi a fare la doccia “precauzionale” e lo si rivede a metà settembre al primo 6 contro 6.


2 – Il professionista

Ha trascorso l’estate giocando a beach, andando a correre in salita e tenendo il conto dei gelati.

In occasione del primo allenamento, arriva in palestra venti minuti in anticipo per provare le scarpe nuove, appena acquistate.

Si inizia a lavorare e lui non ride, non scherza, si concentra e basta. Il massimo che si concede è qualche sguardo di disapprovazione verso gli altri compagni, che si sono presentati ai nastri di partenza con la forma fisica di un cadavere in avanzato stato di decomposizione.


3 – Il tricheco

Ha trascorso l’estate mangiando un cono di acciughe fritte al giorno. Per due mesi la sua massima attività fisica è stata quella di alzare e abbassare il bicchiere di gin tonic. Gli unici scatti che ha compiuto sono quelli all’apertura dell’open bar.

Entra nello spogliatoio e, mentre si rimette la tenuta d’allenamento, si rende conto che i pantaloncini chiedono pietà. La maglietta rischia di detonare. Le ginocchiere sono talmente strette che i polpacci diventano cianotici per la mancanza di sangue.

Alla prima corsetta simbolica di squadra si allaccia dodici volte le scarpe. Durante gli esercizi a treccia la palla gli scappa sempre verso l’angolo più distante della palestra. Pause durante le quali prova a recuperare quel minimo di fiato che gli garantisca la sopravvivenza.


4 – L’abbronzato

Il maledetto si presenta in palestra col colorito di un Masai della Tanzania.

Mentre gli altri erano chiusi in casa a preparare qualche esame o al lavoro dietro a un bancone del bar, per mettere da parte due spicci, lui/lei passava la vita in vacanza.

E manco con discrezione, ma pubblicando quindici Instagram stories al giorno: #estateaddosso #profumodimare #summervibes #nelbludipintodiblu. Poco importa che poi non fosse a Bora Bora ma alla marcissima piscina comunale.

Tutti lo hanno odiato per l’intera estate. E ora vederlo sudare e schiumare come i comuni mortali è l’unica consolazione di queste giornate di fatica.


5 – Il coach che ci crede

Appena entrati in palestra il coach presenta il foglio stampato col programma di lavoro.

  • Lunedì mattina scatti all’alba
  • Lunedì sera allenamento con serie di addominali e dorsali
  • Martedì mattina palestra pesi
  • Martedì sera allenamento con coordinazione alla scaletta
  • Mercoledì mattina ad abbattere le sequoie
  • Mercoledì sera allenamento con salti sui gradoni
  • Giovedì mattina a zappare i campi di patate
  • Giovedì sera allenamento con lanci della palla medica
  • Venerdì mattina a nuotare nella vasca degli squali
  • Venerdì sera allenamento solo rullate

E poco importa se quest’anno si fa la 3° divisione. L’importante è crederci.

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