Agosto 2014.

A poche settimane dall’inizio dei Mondiali di pallavolo in Polonia Stephane Antiga, allenatore della nazionale polacca, dirama la lista dei convocati e lascia tutti a bocca aperta.

In rosa non c’è Bartosz Kurek.

Il ragazzo prodigio della Polonia, considerato un fenomeno pronto a esplodere, è stato escluso; costretto a guardare la competizione dal divano di casa.

Si vociferano di incomprensioni tra giocatore e tecnico. Le ragioni non vengono rese pubbliche, ma la difficile scelta del coach (mettere il gruppo davanti al singolo) si dimostra vincente: pur priva della sua stella, la squadra di casa trionfa. Vince il Mondiale battendo 3 a 1 il Brasile in finale.

Per anni Kurek viene additato come il giocatore che non riesce a sostenere la pressione, che non è in grado di essere un leader nelle manifestazioni importanti. Una grande promessa che non passerà mai alla storia del nostro sport.

I suoi deludenti anni alla Lube sembrano confermarlo.


Agosto 2018.

Bartosz Kurek questa volta è nel gruppo della Polonia che, al Mondiale italiano, ha la difficile missione di difendere il titolo conquistato quattro anni prima.

Si presenta in Italia con un taglio di capelli da sicario cattivo dei film di James Bond, ma a metter paura sono soprattutto le sue prestazioni. Non da schiacciatore ricettore ma da opposto, in sostituzione del veterano Wlazly.

È il braccio armato di una squadra operaia che fa della ricezione, della difesa e della costanza la sua forza.

Tutti sottovalutano la Polonia. Come la Serbia, che ha la possibilità di eliminarla nella seconda fase ma sceglie di schierare le riserve (e far fuori la Francia). Come l’Italia, che tira un sospiro di sollievo ritrovandosela nella Final Six.

Quando ci si rende conto della sua pericolosità, è ormai troppo tardi.

Pazzesca la finale di ieri sera contro i campioni olimpici del Brasile: un nettissimo 3 a 0, con Kurek che mette a segno 24 punti col 69% in attacco.

Viene eletto Mvp del Mondiale e, dall’alto della scalinata del Pala Alpitour di Torino illuminata di bianco e rosso, punta il dito verso i compagni d’avventura. Gli dedica il premio personale.

Senza di loro, per Bartosz sarebbe stato impossibile togliersi quella soddisfazione. Senza di lui, la nazionale polacca non sarebbe mai potuta tornare sul tetto del mondo.

Ed ecco qui riassunta la pallavolo: un gioco di squadra che rende possibili ed esalta le prestazioni dei singoli.

Kurek Mondiali 2018

La festa della Polonia al Pala Alpitour di Torino