Della generazione dei fenomeni si è detto tutto, o quasi. Ma c’è un giorno preciso che ne ha segnato l’inizio. Quale? Scopriamolo insieme.

La generazione di fenomeni in tutto il suo splendore

Fonte: machenesanno.it

CORREVA L’ANNO 1989…

È il 2 ottobre 1989. L’Italvolley maschile torna a casa da Stoccolma dopo l’Europeo. I giocatori, appena usciti dal terminal dell’aeroporto, sentono un tassista strombazzare, forse perché hanno attraversato la strada troppo precipitosamente.

Appena prima che potessero chiedere scusa, l’autista invece esce dall’auto e urla “Bravi ragazzi, siamo campioni d’Europa!”. Gli azzurri, quasi increduli, si rendono conto che la loro impresa, culminata con il primo trionfo continentale della nostra storia, ha avuto un riscontro mediatico più ampio del previsto.

L’Italia sportiva, ancora non molto legata al volley, inizia così ad affezionarsi a una nazionale che per un decennio avrebbe incantato il pianeta, conquistando altri 3 titoli europei, 3 mondiali e 8 World League.

Zorzi, Bernardi, Lucchetta, Cantagalli, Tofoli e Masciarelli, guidati dal maestro Julio Velasco in panchina. Questi i nomi dei nostri connazionali che il 1° ottobre 1989 batterono in finale per 3-1 i padroni di casa della Svezia, nazionale poi completamente sparita dai radar internazionali.

Ecco, la generazione di fenomeni nacque proprio quel giorno, al “Globen” di Stoccolma.

Da lì in poi fu un’escalation continua di successi che nessun’altra squadra sarebbe più stata in grada di ripetere.

Del maledetto oro olimpico mai conquistato si è già detto tutto. L’unica macchia di una generazione che ci ha fatto sognare e che ha dato il là allo sviluppo della pallavolo nel Belpaese.

I ragazzi che formano la nazionale di oggi hanno un enorme responsabilità. Quella di riportare il tricolore sul tetto del mondo dopo vent’anni dall’ultima volta. Un compito molto difficile, vista la forza di avversari come Brasile e Stati Uniti.

Riuscire in un’impresa simile proprio nell’anno in cui Velasco torna a sedersi su una panchina italiana, questa volta di club, sarebbe il giusto tributo ai leggendari predecessori che hanno indossato la casacca azzurra prima di loro.