La Federazione internazionale di pallavolo quest’estate ha testato nuove regole per il nostro amato sport.

L’impressione è che siano state pensate soprattutto per l’alto livello, per rendere più avvincente il volley in televisione.

Ma sarebbe assurdo avere un regolamento diverso a seconda del campionato di appartenenza. Quindi, gioco forza, dovrebbero essere applicate anche nelle nostre scalcinate competizioni di provincia. Nelle nostre 2° e 3° divisioni. Forse addirittura nei nostri amatoriali.

Che effetto avrebbero sulla pallavolo di noi comuni mortali? Analizziamole una per una.


Il nuovo sistema di punteggio

Le partite non si giocherebbero più al meglio dei 5 set ai 25 punti, ma al meglio dei 7 set a 15. In pratica chi arriva prima a 4 vince. Ad esempio 4 a 0. Oppure, se il match risultasse molto equilibrato, 4 a 3.

In poche parole si vuole rendere la pallavolo più appassionante. Tutti i parziali diverrebbero tie break, combattuti fin dalle primissime battute. Nel complesso le partite risulterebbero più brevi e più appetibili in tv, con la possibilità di maggiori stacchi pubblicitari.

Tra i professionisti potrebbe anche funzionare, ma a livello giovanile o nei campionati regionali?

Nell’alto livello i break point sono rari e i cambi palla molto frequenti. Tra noi scarsi, invece, i “filotti” in battuta sono molto più comuni.

Quante volte nelle nostre palestre si assiste a set che cominciano con un fulmineo 6-0 o 8-1? Basterebbe un turno fortunato al servizio o un inizio timido in ricezione e il parziale ai 15 sarebbe già bello che deciso.

Sarei molto preoccupato se io fossi, ad esempio, un centrale. I set da 15 punti finiscono davvero in un battito di ciglia. Considerando che agli allenatori piace moltissimo partire sempre nella stessa rotazione, il centro che inizia in panchina ha ottime possibilità di compiere un solo giro in prima linea. E di toccare meno palloni del dirigente accompagnatore.


Il fallo sul servizio

Secondo le nuove regole, il giocatore in battuta al salto deve ricadere prima della linea dei nove metri.

Ecco una norma che si addice al PalaYamamay, ma decisamente meno alla palestrina delle scuole elementari in cui gioca l’Under 14. In molte strutture di paese non c’è spazio materiale tra la riga e il muro per prendere la rincorsa. In pratica si dovrebbe servire da fermi, o saltellando sul posto.

Il timore è che questa modifica, se entrasse in vigore, possa costringere le federazioni locali a rivedere i requisiti delle palestre. Nella peggiore delle ipotesi, alcune squadre rischierebbero di scomparire se il loro campo venisse considerato “inagibile” per l’insufficiente spazio in battuta.

Con questa regola si vuole, probabilmente, rendere meno devastante l’effetto di una violenta battuta al salto. E aumentare, di conseguenza, gli scambi giocati. In effetti nell’alto livello solo il 22 per cento delle azioni nel maschile dura più di 7 secondi (31 nel femminile).

A parte che non assisteremo mai più a imprese come quella di Ivan Zaytsev contro gli Usa. Ma siamo sicuri che questa regola non otterrebbe esattamente l’effetto opposto? È proprio il servizio a rendere difficile la ricostruzione avversaria e, di conseguenza, allungare lo scambio.


Il fallo sull’attacco da seconda linea

In battuta al salto non si deve toccare, in ricaduta, la linea di fondo. Allo stesso modo non si deve pestare, sempre in ricaduta, la linea dei 3 metri.

L’effetto di questo cambiamento sul basso livello è il più facile da prevedere. Molto semplicemente, nessuno attaccherebbe più da seconda linea. Ovvero si attaccherà da seconda solo in situazioni di emergenza, quando il palleggiatore non avrà altre possibilità, ma mai per scelta di gioco.

Già oggi è molto difficile, in un campionato regionale, vedere giocatori e giocatrici con alte percentuali nell’attacco dietro ai tre metri. Il più delle volte lo si lascia addirittura senza muro. Figuriamoci che effetto potrebbe avere se venisse spostato indietro di un ulteriore metro.

Ma allora come insegnare un attacco da seconda linea ai giovani se risulta essere un colpo così inefficace?

E poi come diavolo fa un povero arbitro di provincia (che è da solo, senza sbandieratori o videocecchisti) a controllare sia dove finisce il pallone, sia dove è ricaduto il giocatore che lo ha attaccato?

Insomma, le perplessità sono molte.

Non dimentichiamo però che la pallavolo ha sempre subito cambiamenti, prima di divenire quella che è oggi. Nel 2000 è nato il rally point system (ovvero ogni azione vale un punto), che ha cancellato il precedente sistema con cambio palla, col quale faceva punto solo la squadra in battuta. Nel 1997 è stato inserito il ruolo del libero. Prima ancora esisteva il fallo di “net”, quando il pallone toccava la rete in battuta, e molti altri.

Non dobbiamo quindi concepire il cambiamento di per sé come un sacrilegio, un insulto al nostro amato sport.

Resta il fatto che, nel pianificarlo, non si dovrebbe pensare solo all’effetto che avrebbe sull’alto e altissimo livello.

Questo sport è di tutti. Anche di noi comuni mortali.

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