Olimpiadi e Mondiali ogni 4 anni, Europei ogni 2 e Nations League tutte le estati. A pallavolo si gioca troppo, ed è un problema serio. Bruno si è fatto portavoce della questione tramite il suo profilo Instagram. Speriamo non cada tutto nel dimenticatoio.

Il post Instagram di Bruno Rezende

IL VOLLEY È BELLISSIMO, MA SI GIOCA TROPPO

Nella giornata di giovedì 27 dicembre, Bruno Rezende ha pubblicato un post sul suo profilo Instagram destinato a far discutere.

Il campione brasiliano ha infatti sollevato un problema sacrosanto: a pallavolo si gioca troppo.

Per i giocatori che sono in pianta stabile nelle nazionali più forti del mondo non c’è un attimo di tregua.

Con Mondiali e Olimpiadi ogni 4 anni, Europei ogni 2 e la Nations League (ex World League) tutte le estati, non esiste di fatto il tempo per riposarsi. Competizioni internazionali alla quale va aggiunta la normale routine stagionale con i club.

Nessun atleta può rendere al meglio per anni senza avere un minimo di riposo: il livello cala, gli infortuni aumentano.

Ripensando agli Europei maschili 2017, ci tornerà in mente l’impresa sfiorata di coach Giani con la sua Germania, battuta in finale al tie-break dalla Russia.

Una bella storia, ma siamo onesti: il livello di quella manifestazione era decisamente modesto. I teutonici, trascinati dal non giovanissimo Grozer, non si sarebbero nemmeno qualificati ai Mondiali dell’anno dopo.

Un torneo in cui l’Italia, priva di Zaytsev e Juantorena, è stata sconfitta malamente dal Belgio ai quarti di finale. Lo stesso Belgio asfaltato poi un paio di mesi fa dai nostri azzurri nel corso della rassegna iridata.

All’epoca Osmany aveva rinunciato alla convocazioni per scelta personale, bisognoso di riposo per arrivare al meglio l’anno successivo all’appuntamento mondiale.

Può un Europeo di pallavolo essere considerato dagli stessi giocatori come una competizione di serie B? Purtroppo, la formula “volley no stop” porta anche a questo.

La storica World League, ora Nations League, la è purtroppo già da qualche anno.

È dunque necessario fermarsi e riflettere: vale la pena continuare in questo modo? Anche noi crediamo di no.

Grazie Bruninho per aver riportato il problema al centro del dibattito!